Diagnosi, cause e cura della Pubalgia

La pubalgia si caratterizza per essere una patologia dolorosa per la quale il paziente avverte dolore nella zona inguinale o sul lato interno della coscia. Generalmente l’origine va cercata nello sforzo oltremisura dei muscoli adduttori della coscia, talvolta associato a microtraumi reiterati.
Siamo di fronte ad una sindrome molto ricorrente fra chi pratica sport. Sono particolarmente colpiti calciatori, ciclisti, pattinatori e pallanuotisti solo per citare alcune categorie.
Onde evitare una cronicizzazione della problematica è indicato intervenire con tempestività ai primi segnali, mediante riposo oppure attraverso l’assunzione di farmaci o trattamenti. Tutto questo sino al totale recupero.

Cause
Alla base della pubalgia vi è uno stato infiammatorio, cagionato da un sovraccarico funzionale associato a microtraumi ripetuti nel tempo. In altre parole, possiamo dire che la problematica si presenta in caso di allenamento eccessivo o di movimenti reiterati troppe volte. Non è un caso che la patologia interessi in modo particolare atleti, sia professionisti che amatoriali.
Alcuni studi hanno anche evidenziato che la sindrome potrebbe essere connessa, in qualche caso, ad un disturbo di malocclusione dentale e/o postura.

Sintomi
I principali sintomi sono: dolore muscolo-tendineo nella parte pubico-inguinale e dolore irradiato all’interno della coscia. Più raramente si avverte dolore al fianco.
La patologia può coinvolgere diverse strutture muscolo-articolari e per tale ragione può avere caratteristiche diverse da un caso all’altro. Raramente si avvertono poi sintomi extramuscolari, come un senso di incompleto svuotamento della vescica con bisogno di orinare anche poco dopo averlo fatto.
Il dolore è avvertito in particolare in fase di contrazione del muscolo coinvolto, soprattutto la mattina o comunque a muscolo freddo.
Esclusivamente nei casi più acuti di pubalgia, la patologia si presenta all’improvviso costringendo talvolta la persona all’immediato stop dell’atto sportivo, per evidente impossibilità di fare il movimento.
La complicazione principale, in caso di pubalgia, è andare incontro ad una cronicizzazione della problematica con durata dello stato infiammatorio superiore a dodici settimane. Qualora si verificasse questa situazione, il problema è di più difficile risoluzione.

Pubalgia in gravidanza
La sindrome si può sviluppare anche in caso di gravidanza, come conseguenza dell’incremento di produzione dell’ormone denominato “relaxina”. Quest’ultimo prepara la donna alle fasi del travaglio e del parto favorendo un mutamento delle caratteristiche delle articolazioni.
È una problematica che non presenta grosse ed evidenti complicazioni. Sicuramente è fastidiosa visto che colpisce un organismo già oggetto di diverse forme di stress e difficoltà.
Si presenta generalmente verso il terzo trimestre tramite un senso di fastidio a pube e zona bassa del ventre. In alcuni casi, il fastidio diventa autentico dolore talvolta accompagnato a mal di schiena dovuto all’aumento di peso per la gravidanza. Per queste ragioni, si può avvertire dolore mentre si cammina o quando si riposa sdraiati sul letto. Lo stato interessante comporta una possibilità limitata di assunzione di farmaci, qualora la problematica diventi acuta.
La pubalgia, in questi casi, solitamente viene meno dopo il parto.

Diagnosi
In caso di sintomi generalmente riconducibili alla pubalgia, come dolore pubico-inguinale, è importante contattare immediatamente il medico. Quest’ultimo provvederà a raccogliere i dati per effettuare un’accurata diagnosi che confermi o meno la problematica. Sarà importante indicare allo specialista quando è comparso il dolore, l’attività sportiva praticata e se sono stati avvertiti altri sintomi in altre occasioni.
Dopodiché si passa all’esame obiettivo, attraverso il quale il medico può rilevare: dolore irradiato alla coscia o muscoli adduttori contratti, tesi e dolenti alla palpazione.
Il medico, inoltre, può effettuare diversi approfondimenti muscolari che possono essere eseguiti in ambulatorio, così da poter accertare la presenza di un’eventuale pubalgia. La diagnosi escluderà altre patologie che presentano sintomi in parte sovrapponibili come patologie ai testicoli, contratture e strappi muscolari e ernie. A tale proposito sono indicati esami di imaging come ecografia, radiografia del bacino, TAC e risonanza magnetica.

Cura
La pubalgia comporta l’interruzione dell’attività sportiva praticata o comunque il riposo dei gruppi muscolo-articolari coinvolti nella problematica. È fondamentale non riprendere a fare sport, prima della totale guarigione. Lo stop può variare da due a tre settimane, sino a qualche mese in base alla gravità della problematica.
In caso di pubalgia si può intervenire con terapia farmacologica o fisioterapica. È consigliabile anche intervenire attraverso trattamenti di crioterapia. Questo metodo consente di ridurre in maniera efficace la sensazione di dolore avvertita da una persona affetta da problemi di pubalgia.
I medici solitamente prescrivono farmaci per lenire lo stato infiammatorio e di conseguenza il dolore.
La terapia fisioterapica è molto importante. Essa avviene mediante trattamenti manuali, elettromedicali e allenamento funzionale. Si effettuano generalmente onde d’urto, ultrasuoni, laser ad alta potenza e tecarterapia.
Anche lo stretching e la Rieducazione Posturale Globale (RPG) ricopre un ruolo fondamentale sia in un’ottica di prevenzione che di trattamento.
Il ricorso alla chirurgia, in presenza di pubalgia, viene raramente preso in considerazione.

Dr. Maurizio Radi FisioterapistaOsteopata
Dr. Marco Filippini Fisioterapista