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La frattura del femore

La frattura del femore

1) Quanti tipi ne esistono? 10) La frattura dell’acetabolo rientra fra quelle del femore?
I tipi di frattura di femore sono molteplici, in quanto un osso molto lungo e anatomicamente complesso. Per semplicità possiamo classificarle in 4 diverse tipologie:
• – Frattura della diafisi: quando è coinvolta la parte lunga del femore
• – Frattura sottocapitata: quando si localizza subito al di sotto della testa del
femore
• – Frattura del collo: quando si localizza in un punto del collo del femore
• – Frattura trocanterica: quando coinvolge uno o entrambi i trocanteri (grande e
piccolo)
Decisamente meno comuni delle fratture della testa del femore, le fratture acetabolari sono quasi sempre frutto di eventi traumatici che comportano l’impatto violento della testa del femore contro l’acetabolo. Questa tipologia di frattura però non rientra tra le fratture del femore bensì tra le fratture dell’anca.
2) La frattura del femore presuppone un urto violento oppure, essendo un osso lungo, basta anche un colpo non violentissimo?
Il femore è l’osso più lungo del corpo ed è anche il più resistente quindi si presuppone che necessiti di un urto molto violento per causare una frattura, purtroppo però, soprattutto in soggetti anziani, la frattura può avvenire senza nessun incidente a causa della condizione osteoporotica.
3) Si opera in tutti i casi?
4) Se non si opera, l’unica cura è aspettare?
È molto improbabile che una frattura di femore possa guarire senza intervento chirurgico che, tra l’altro, deve essere eseguito entro 24/48 ore dalla diagnosi. In caso di impossibilità di intervento chirurgico l’unica soluzione è, come in tutte le fratture, l’immobilizzazione dell’arto e l’assoluto divieto di carico fino al consolidamento osseo.
5) La frattura del femore può danneggiare anche il muscolo intorno?
Purtroppo in caso di frattura esposta, quindi quando la struttura ossea lacera i tessuti, possono verificarsi lesioni a livello dei muscoli adiacenti all’osso interessato.
6) Fatto l’intervento, si può cominciare subito con la rieducazione? 11) In cosa consiste la rieducazione e quali sono i suoi obiettivi?
La rieducazione deve essere iniziata nel minor tempo possibile dall’intervento in quanto la prolungata attesa può ritardare i tempi di recupero e aumentare il rischio della formazione di trombi. La rieducazione avverrà gradualmente, prima con mobilizzazioni passive poi successivamente con esercizi isometrici, in scarico e con carico progressivo sino alla completa autonomia del paziente con l’obiettivo di tornare alla performance sportiva nella migliore condizione possibile.
7) Quanto tempo di stop assoluto si impone?
Non esiste un tempo assoluto, può variare in base all’entità della frattura e in base all’attività che dovrà svolgere il paziente.
8) Dopo quanto tempo si può cominciare a caricare l’arto?
La concessione del carico purtroppo dipende dal tipo di frattura e conseguentemente dal tipo di intervento eseguito per la sua riduzione, è molto importante il confronto da parte del professionista della riabilitazione con l’ortopedico che ha eseguito l’intervento.
9) È una frattura più complessa da recuperare per un podista piuttosto che per un ciclista?
10) Il ciclista va seguito anche dopo la ripresa perché torni e spingere allo stesso modo con entrambe le gambe?
La rieducazione non termina con la ripresa dell’attività sportiva ma una corretta valutazione posturale e biomeccanica permette il recupero completo del gesto atletico.

Dott. Francesco Maria Guerrini