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La frattura del gomito

1- È ricorrente in chi fa sport?

La frattura del gomito può accadere in sport di contatto quali il rugby, football americano ed arti marziali, ma risulta molto frequente in pratiche sportive come il pattinaggio, lo skateboarding e il ciclismo.

2- È davvero dolorosa come sembra?

In base alla tipologia della frattura, alla sua localizzazione articolare e in base al grado di gravità una frattura del gomito può essere più o meno dolorosa.

3- Di quanti tipi ce ne sono? Che cosa si può rompere?

Le tipologie di frattura sono molteplici, possiamo riassumerle in:

⦁ frattura composta/scomposta
⦁ frattura chiusa/esposta
⦁ frattura completa/incompleta(infrazione)

In base alla loro gravità:

⦁ Tipo I
⦁ Tipo II
⦁ Tipo III

In base alla localizzazione anatomica:

⦁ frattura sovracondiloidea dell’omero
⦁ frattura del capitello radiale
⦁ frattura dell’olecrano
⦁ frattura dell’epitroclea

Tipicamente questi tipi di infortunio avvengono per impatto diretto sul gomito o, con più frequenza, con la tipica caduta a terra “in protezione” sul palmo della mano con gomito in estensione.

4- Sempre raccomandato l’intervento chirurgico?

Per la maggior parte delle fratture (quanto meno per quelle non scomposte) un gesso (almeno 30 giorni) che immobilizza la parte lesa sarà più che sufficiente per recuperare in modo rapido ed efficace.

Diverso è il caso di una lesione epitrocleare o olecranica: in questo caso un frammento della frattura si è spostato in modo pericoloso e deve necessariamente essere fissato con l’ausilio di un chiodo metallico (nel caso della epitrocleare) oppure con un filo di Kirschner (per la olecranica). Il filo di Kirschner è una particolare sottile asta di acciaio inossidabile, che può essere facilmente
lavorata dal chirurgo con l’ausilio di particolari pinze.

5- Una frattura particolarmente brutta può compromettere la funzionalità dell’articolazione?

Una frattura del gomito potrebbe provocare dei problemi anche nel medio, lungo periodo, quali:

⦁ Instabilità cronica: la stabilità del gomito risulta compromessa ed aumenta la possibilità di soffrire di fastidiose lussazioni

⦁ Artrosi: la cartilagine e l’articolazione stessa possono soffrire di stati degenerativi che
provocano dolorose infiammazioni

⦁ Rigidità della giuntura: una frattura grave, ad esempio una multipla o scomposta, compromette la flessione e l’estensione del gomito.

6- Visto l’appoggio del braccio sul manubrio, quali sono i requisiti minimi per poter riprendere l’attività?

Tra i requisiti fondamentali ci sono sicuramente la ripresa della piena mobilità articolare e della forza muscolare.

7- In riabilitazione quali sono gli ostacoli più frequenti?

Il gomito è una delle strutture osteoarticolari più complesse da trattare. Il percorso riabilitativo deve essere immediato dopo la rimozione del gesso o dall’eventuale operazione chirurgica. La complessità sta nella difficoltà di calibrare la giusta intensità della riabilitazione. Un approccio
moderato può rallentare i tempi di recupero facilitando situazioni di rigidità, un iter più deciso può allo stesso tempo agevolare la formazione di calcificazioni anomale con dolore.

8- Quali sono gli esercizi da fare?

I movimenti su cui concentrarsi sono chiaramente la flesso-estensione, fondamentale per i gesti della vita di tutti i giorni come mangiare, lavarsi le mani o pettinarsi, e la prono-supinazione importante per far sì che questi gesti siano armonici.

9- Quanto è dolorosa la riabilitazione?

In base alla tipologia di infortunio e al tipo di trattamento effettuato (intervento conservativo o chirurgico) il dolore nella rieducazione può variare, pur rimanendo soggettivo.

10- Serve più tempo per la calcificazione dell’osso o per riprendere la funzionalità?

Mediamente la riparazione di una frattura avviene tra i 20 e i 40 giorni. Detto questo, anche se la riabilitazione da frattura di gomito avviene immediatamente dopo l’immobilizzazione da gesso o nel post chirurgico, le tempistiche per la ripresa della funzionalità del gomito sono sicuramente più lunghe.

11- Quali precauzioni vanno comunque adottate, tipo tutori o protezioni, alla ripresa della attività sportiva?

Alla ripresa dell’attività sportiva, l’utilizzo di una protezione o di un tutore, aiuta più a livello psicologico che a livello pratico.

Dr. Andrea Gadda
Fisioterapista
Laureato in Scienze Motorie