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Sindrome femoro-rotulea: sintomi e trattamento

La sindrome femoro-rotulea interessa l’articolazione tra femore e patella. Si contraddistingue per il dolore fra le due ossa, soprattutto nella parte laterale.
Durante la flessione del ginocchio, la rotula scorre su un canale denominato fossa intercondiloidea che si adatta alla forma della patella, in questo modo il movimento avviene in maniera fluida e senza dolore, con il minimo attrito possibile.
Un’alterazione anatomica come la tibia ruotata o un importante valgismo possono mutare la biomeccanica dell’articolazione generando i presupposti per l’insorgenza della sindrome femoro-rotulea. In tale patologia la rotula è dislocata esternamente rispetto alla sua posizione anatomica e durante il movimento striscia contro l’epifisi distale del femore generando grande attrito.
La sindrome femoro-rotulea interessa soprattutto le donne e chi pratica attività sportiva, soprattutto saltatori e corridori. Questi ultimi sovraccaricano l’articolazione, a causa di flessioni ripetute del ginocchio.

Cause
La sindrome femoro-rotulea può essere cagionata da alterazioni delle ossa, esiti di traumi oppure da retrazioni/lassità dei tessuti molli. In quest’ultima eventualità siamo in presenza di iperpressione rotulea.
La gonalgia della sindrome femoro-rotulea è causata dall’infiammazione della cartilagine delle articolazioni fra le due ossa che in questo caso è molto voluminosa con uno spessore fra i cinque e i sei millimetri. Tale malallineamento può essere dovuto da vari fattori:
• Intrarotazione femorale o extrarotazione tibiale;
• Ginocchio valgo;
• Aplasia dei condili femorali, presupposto per la sublussazione rotulea;
• Displasia o ipoplasia della rotula;
• Alterazioni della forma della rotula;
• Angolo “Q”, (cioè l’angolo fra due linee immaginarie tracciate: la prima dalla spina iliaca antero-superiore verso il centro della patella e la seconda dal centro della patella al tubercolo tibiale) sopra ai dieci gradi negli uomini e quindici gradi fra le donne;
• Eventi traumatici diretti o indiretti;
• Ipotrofia del muscolo Vasto Mediale rispetto al Vasto Laterale;
• Retrazione della bandelletta ileo-tibiale, del bicipite femorale o del legamento alare esterno.

Sintomi
Il sintomo più rilevante e presente con costanza è il dolore fra la rotula e il femore, in particolare nella parte mediale del ginocchio, durante la flessione o quando ci si alza dopo essere stati molto tempo seduti. Altresì, il movimento può cagionare crepitii dell’articolazione.
In alcune circostanze si può riscontrare idrarto, cioè flogosi delle strutture retro e sovra-patellari: borsa sinoviale, tessuto adiposo.
Il dolore riferito si può avvertire anche lungo la coscia o posteriormente al ginocchio.
I pazienti che non affrontano con tempestività le terapie sviluppano una situazione di rigidità e limitazione delle articolazioni oltre ad ipotrofia del quadricipite.
Non si riscontrano sintomi a riposo, ma la posizione seduta è spesso dolorosa.

Diagnosi
Il medico specialista, dopo aver verificato l’anamnesi, farà pressione sul ginocchio cercando la precisa localizzazione delle fitte.
La diagnosi differenziale è eseguita distinguendo questa sindrome dalla tendinite del rotuleo e dalla condropatia-condormalacia.
Un’attenta analisi del ginocchio mentre si flette potrebbe dare evidenza di uno spostamento laterale della patella.
Si confronta l’arto sano con quello che presenta problematiche per osservare eventuali differenze sia in posizione ortostatica che durante la deambulazione.
A seguire il medico farà il test di compressione, cioè premerà sulla rotula mentre il ginocchio passa dalla posizione di massima estensione a quella di massima flessione possibile. Il test è positivo se si avvertono rumori come scrosci articolari o dolore, situazione compatibile con l’usura cartilaginea. Se il paziente avverte i sintomi durante la flessione o lo stretching del quadricipite, vi è la possibilità sia interessato da sindrome femoro-rotulea. Qualora ci siano dubbi, lo specialista prescrive una lastra laterale con la gamba flessa sulla coscia a varie angolazioni oppure una risonanza magnetica che da evidenza anche a possibili riduzioni della cartilagine.

Trattamento
Nei casi gravi con lussazione della rotula o con un allineamento scorretto dovuto a malformazioni ossee può essere consigliato il ricorso all’intervento chirurgico, mentre se lo scorrimento esterno della rotula è legato solo ad uno squilibrio dei tendini e dei muscoli, il trattamento è conservativo con fisioterapia e lavoro in palestra.
Il trattamento che indica lo specialista è personalizzato a seconda del dolore e della possibilità di svolgere esercizi di rinforzo dei muscoli.
Gli obiettivi terapeutici consistono nella riduzione del dolore e dello stato infiammatorio, il recupero della funzionalità del ginocchio, il riallineamento della rotula, il rinforzo muscolare mirato e il ritorno all’attività fisica per gli sportivi.
Nella fase acuta occorre tenere l’arto a riposo evitando gli allenamenti e le attività che riacutizzano il dolore. Ci si può sottoporre a crioterapia e tenere la gamba in scarico per qualche giorno.
Il medico può indicare un tutore che mantiene centrata la rotula all’interno della gola intercondiloidea.
Trascorsi i primi due – tre giorni sono consigliate terapie fisiche per eliminare il dolore e lo stato infiammatorio. Per tale fine, i risultati migliori si hanno grazie al laser ad alta potenza e alla tecarterapia.
Qualora la persona non potesse flettere il ginocchio per il dolore, è consigliabile una terapia di mantenimento del tono e trofismo dei muscoli che intervengono sull’articolazione dell’anca e della caviglia oltre a tutto l’arto inferiore sano. Inizialmente è consigliabile iniziare questo lavoro in Piscina Riabilitativa con acqua calda (Idrokinesiterapia)
Quando il paziente riesce a svolgere esercizi in palestra, si inizia un programma di allungamento e rinforzo dei muscoli in particolare del Vasto Mediale nella sua componente obliqua.
Dopo aver eseguito un idoneo riscaldamento, si comincia lo stretching del muscolo tricipite surale (gastrocnemio e soleo), in quanto una retrazione di questo manterrebbe il piede pronato peggiorando la situazione clinica.
Qualora la pronazione podalica fosse la causa della sindrome femoro-rotulea, l’ortopedico può indicare un ortesi o una scarpa idonea.
Si fa inoltre lo stretching dei muscoli ischio-crurali, del tensore della fascia lata e della benderella ileo-tibiale.
Il rinforzo dei muscoli è probabilmente la fase più importante del trattamento, in quanto uno squilibrio tra i fasci del quadricipite costituisce il fattore più importante di lateralizzazione della rotula.
Il rinforzo muscolare deve essere eseguito facendo tante ripetizioni con un carico non esagerato.
Nella seconda fase si possono inserire esercizi in catena cinetica aperta, cioè con il piede libero di muoversi nel corso dell’esecuzione, sempre solo l’ultima parte del movimento contraendo gli adduttori e con il piede supinato.

Dr. Maurizio Radi
Fisioterapista – osteopata

Dr. Francesco Guerrini
Fisioterapista
Laureato in Scienze Motorie