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Trauma alla caviglia: trattamento chirurgico o conservativo?

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Trauma alla caviglia: trattamento chirurgico o conservativo?

Questo articolo è l’ estratto della diretta del 15 marzo 2021, dove Maurizio ha “chiacchierato” con la Dr.ssa Giovannini riguardo il trauma della caviglia.

I traumi di caviglia sono fra i più frequenti sia in ambito sportivo ma anche nella vita di tutti i giorni. Non dobbiamo pensare solo al calciatore o allo sportivo professionista. Basta mettere il piede in una buca mentre si passeggia per cagionare un trauma!

Il primo campanello d’allarme è la difficoltà a camminare e nel poggiare il piede a terra, seguito da gonfiore e tumefazione talvolta di tutta la caviglia.

Il trauma distorsivo “banale” può passare disconosciuto, in quanto non è detto che la caviglia si gonfi eccessivamente avvertendo un dolore sopportabile. Sono questi i casi in cui può verificarsi un fastidio persistente nel tempo, un gonfiore che va e viene e un’instabilità residua dell’articolazione.

È importante sottolineare che non sempre vi è bisogno di un grosso gonfiore per avere un trauma importante dal punto di vista articolare. La tumefazione immediata, così come il dolore, non indicano l’entità del danno. A tale proposito occorrono esami specifici.

Il trauma distorsivo “semplice” senza fratture è molto frequente, così come il trauma distorsivo con fratture composte, che non vanno trattate chirurgicamente nella quasi totalità dei casi.

L’interessamento cartilagineo e osseo subcondrale sono le evenienze più gravi ma sono decisamente più rare. Generalmente si riscontrano traumi distorsivi lievi o anche gravi, fratture bimalleolari che possono andare incontro ad una chirurgia “one step” senza dover operare numerose procedure chirurgiche.

In caso di presunto trauma alla caviglia, il primo esame da fare è una radiografia per escludere lesioni ossee, che nella maggior parte dei casi debbono essere trattate chirurgicamente o comunque immobilizzate con un gesso oppure attraverso un tutore.

Anche la risonanza magnetica può essere utile, al fine di avere una visione d’insieme approfondendo eventuali lesioni legamentose. Un trauma può produrre degli esiti, lasciarlo in sospeso senza indagare potrebbe riservare brutte sorprese!

Le fratture scomposte in cui si ha anche lussazione della caviglia vanno trattate con intervento chirurgico, a volte anche con più tempi chirurgici.

Fratture composte o microfratture solitamente sono semplicemente immobilizzate con un gesso o con un tutore. L’importante è mantenere l’arto in scarico, soprattutto se è stato stabilito di non procedere ad operazione chirurgica.

Qualora ci si trovasse di fronte ad una frattura trimalleolare, cioè con interessamento dei tre malleoli della caviglia, la prima cosa da fare è controllare lo stato cutaneo. È quest’ultimo a guidarci sulle tempistiche chirurgiche. Prima si riesce ad intervenire, meglio è per il paziente che avrà possibilità di guarire più velocemente.

La lesione legamentosa è valutata anche nel momento dell’intervento, talvolta mediante manovre per comprendere la stabilità della caviglia ed eventuali lesioni associate con il paziente già anestetizzato. Una lesione legamentosa, anche lieve, può passare disconosciuta ma una volta che la persona intraprende un processo di fisioterapia per recuperare il carico, si viene a conoscenza della sua instabilità e del dolore residuo.

In una distorsione di caviglia, il peroneo astragalico anteriore è sempre lesionato ma il recupero può essere ottenuto attraverso un corretto approccio conservativo e fisioterapico. Non si tratta di una lesione che ha bisogno di trattamento chirurgico. Se vi è lesione di altri comparti, si ragiona su un’alternativa chirurgica.

Una lesione condrale, cartilaginea ha invece un grosso impatto su quella che sarà la funzionalità dell’articolazione. Ad oggi non vi è tecnica chirurgica ed ortopedica utile a rigenerare la cartilagine danneggiata ma è possibile bloccare il danno al punto in cui si è instaurato per non farlo progredire.
Per l’edema subcondrale ed edema osseo vi sono alternative conservative e farmacologiche che possono essere attuate con ottimi risultati.

Il P.R.P. o gel piastrinico e le cellule staminali adipose, a tale proposito rappresentano una grande innovazione.

Dr.ssa Francesca Giovannini